Goal #8: Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un'occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti

Mercoledì 10 maggio 2017 — La sfida: sostenere la crescita economica pro-capite, ridurre la disoccupazione giovanile

Durante gli ultimi 25 anni, la quantità di lavoratori che vivono in condizioni di estrema povertà è diminuita considerevolmente, anche grazie a significativi passi avanti fatti registrare da alcune Economie Emergenti (in particolare la Cina). Tuttavia, ancora più di 780 milioni di persone guadagnano non più di 2 dollari al giorno. Dall’altro lato, secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), ad oggi esistono più di 204 milioni di persone disoccupate (circa 30 milioni in più rispetto al 2007). La mancanza di lavoro e la cattiva qualità dello stesso si ripercuotono sull’aumento della povertà e sulle disuguaglianze a livello globale. L’SDG 8 punta a ottenere una crescita economica sostenibile e inclusiva, della quale possano beneficiare tutti senza pregiudicare la qualità dell’ambiente. Questo ambizioso obiettivo potrà essere raggiunto solo favorendo un processo di sviluppo che sappia favorire la creazione di posti di lavoro decenti e che soprattutto riesca a ridurre gli svantaggi strutturali che tuttora permangono nel mercato del lavoro in particolare con riferimento alle donne e ai giovani. Le pratiche di lavoro forzato e minorile dovranno essere eliminate e si dovrà altresì puntare su l’innovazione tecnologica e un settore finanziario che sappia garantire un più efficace accesso al credito per le diverse categorie di individui e imprese.

 

Italia: Disoccupazione giovanile poco inferiore al 40%, ma le donne combattono il gender pay gap, ovvero salari più bassi rispetto ai colleghi uomini

L’Italia ha progressivamente maturato un gap significativo nella capacità di crescita del suo sistema produttivo, in particolare rispetto ai principali partner europei, con riflessi significativi anche sui livelli di prodotto pro-capite. Negli ultimi 20 anni, il PIL pro-capite italiano è cresciuto in media dello 0,2% in termini reali, a fronte dell’1% fatto registrare dall’UE12. Inoltre, l’Italia ha anche sperimentato una crescente divergenza nelle varie aree economiche, con tassi di crescita nelle regioni del Sud significativamente inferiori a quelli registrati nella parte più dinamica del Paese. Questa modesta crescita economica ha prodotto un incremento della disoccupazione e della disuguaglianza e ha colpito diverse “fasce deboli” del mercato del lavoro, in particolare donne, giovani e disabili. Proprio queste ultime fasce hanno occupazioni più precarie e atipiche, peggiori contratti e retribuzioni più basse (secondo il gender pay gap, alle donne è riconosciuto mediamente il 77% del salario maschile).

Ancora più drammatico è il contesto occupazionale in cui vivono i giovani, nonostante l’aumento dell’autoimprenditorialità giovanile. Sono quasi due milioni e mezzo i giovani che non studiano e non lavorano. Contestualmente, il reddito pro-capite degli under34 è fortemente diminuito rispetto alla fascia di età 55-64 anni, mentre è aumentato il rischio di povertà. Anche la fascia di lavoratori 60-64 anni risulta essere a rischio, ma per ragioni completamente diverse da quelle dei giovani e delle donne. Gli ultimi dati INAIL mostrano meno infortuni sul lavoro (632.665 unità nel 2015, oltre 658mila nel 2014) a fronte però di un aumento delle morti sul lavoro: 1.172, con una variazione pari a +16,1% rispetto al 2014. Anche le malattie professionali risultano in aumento, con 58.998 denunce (+2,6% rispetto al 2014).