Goal #14: Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile

Mercoledì 10 maggio 2017 — La sfida: Proteggere mari e oceani da inquinamento, acidificazione, pesca eccessiva

Gli oceani e i mari sono essenziali per il pianeta e il benessere delle persone. Questi occupano i tre quarti della superficie terrestre, regolano il clima, producono ossigeno e forniscono le risorse naturali e gli alimenti. Il mare nel suo complesso dà lavoro a più di 200 milioni di persone. La contaminazione e la distruzione degli habitat e delle risorse marini e le attività di pesca non sostenibili danneggiano gli ecosistemi e milioni di persone. Il cambiamento climatico minaccia soprattutto gli oceani, provocando disastri climatici di grande impatto e trasformazioni nella biosfera marina. L'SDG 14 vuole proteggere gli ecosistemi marini e costieri, riducendo la contaminazione marina e l’acidificazione degli oceani, porre fine a pratiche ittiche non sostenibili, promuovere la ricerca scientifica sulla tecnologia marina ed incentivare la crescita degli stati insulari in via di sviluppo.

 

Italia: Stock ittici sovra-sfruttati. Scorte di pesce finite il primo aprile, import necessario fino a fine anno

Nel Mediterraneo è sovra sfruttato il 90% degli stock ittici e recentemente è stato evidenziato come dallo scorso primo aprile l’Italia abbia “esaurito” le sue scorte nazionali per soddisfare la domanda interna di pesce e come questa verrà soddisfatta solo da pesce importato, considerando la richiesta complessiva di mercato interno dell’intero anno. Insomma, consumiamo molto più pesce di quanto ne possiamo pescare nelle nostre acque nazionali. A lanciare l’allarme sulla fine delle scorte nazionali è il rapporto di Ocean2012, un coordinamento di 200 organizzazioni che si battono per trasformare la Politica europea della Pesca per fermare la pesca eccessiva.

In sostanza, sottolinea Ocean2012, “le scorte nazionali si esauriscono sempre prima, costringendo materialmente i consumatori a dipendere dalle importazioni di pesce per il proprio fabbisogno. Per l’Italia il grado di autosufficienza è sceso dal 32,8% al 30,2% negli ultimi due anni. E nonostante un consumo leggermente inferiore, il nostro Paese è di fatto sempre più dipendente dal pesce proveniente da acque non-europee. L’Italia rimane dipendente dal pesce extracomunitario per sostenere circa il 70% dei suoi consumi”. Un paradosso per un Paese come il nostro, circondato da 8.000 Km di costa, che un tempo godeva di un mare sano e pescoso.

Altri dati preoccupanti arrivano dalla quarta Campagna nazionale di tutela ambientale, svolta tra gennaio e ottobre 2016 ed incentrata, su specifico mandato del Ministro dell’Ambiente alle capitanerie di porto, sulla tutela del mare e delle coste nazionali. Dai risultati presentati dalla Guardia Costiera si evincono diverse effrazioni: le violazioni in materia di scarichi civili e industriali, dalla piattaforma off shore al privato che fa confluire le acque reflue direttamente in mare, sono state quelle più contestate, il 31%, seguite dalla sorveglianza delle aree marine protette (23%), dall'abusivismo demaniale (21%), dalle violazioni in materia di rifiuti (17%) e dalla tutela delle specie marine protette (4%). Particolarmente significativo, secondo la Guardia costiera, è il numero dei delitti di inquinamento ambientale, in tutto 84, concentrati soprattutto nel Sud Italia spesso connessi agli scarichi nelle acque superficiali e dei rifiuti.

Target Goal 14