Goal #13: Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico

Mercoledì 10 maggio 2017 —  

La sfida: Emissioni di gas serra a +45% entro il 2030. La lotta al cambiamento climatico deve diventare centrale nell’agenda politica 

Il cambiamento climatico è un fenomeno che affligge tutti i paesi e le persone del mondo. Il riscaldamento globale continua ad aumentare, le emissioni di gas serra sono attualmente superiori del 50% rispetto ai livelli del 1990 e si prevede che entro il 2030 aumenteranno ancora del 45%, a meno che non vengano attuate immediate azioni di contrasto. Le conseguenze sul pianeta sono dirette, provocando il riscaldamento degli oceani, l’aumento del livello del mare, lo scioglimento dei ghiacciai polari e fenomeni meteorologici estremi, come incendi, desertificazione, siccità, terremoti, inondazioni e tsunami. Questi fenomeni impattano anche sulla popolazione, distruggendo le coltivazioni, rendendo difficile l’accesso all’acqua, causando malattie e impedendo un reale progresso sociale e economico. Le conseguenze del cambiamento climatico possono essere irreversibili se non si prendono misure urgenti. L’SDG 13, in linea con l’accordo raggiunto a Parigi nel dicembre 2013 per contenere l’aumento delle temperature entro i 2° e possibilmente entro 1,5°, intende introdurre il cambiamento climatico come questione primaria all’interno dell’agenda politica, nelle strategie e nei programmi dei Governi nazionali e regionali, delle imprese e della società civile, migliorando la risposta ai problemi generati, come i disastri naturali, e incentivando l’educazione e la sensibilizzazione di tutta la popolazione.

 

Italia: primo Paese UE a inserire indicatori per CO2 e gas alteranti nel DEF. Raggiunti obiettivi europei di consumi da fonti rinnovabili, anche se grazie a calo attività economica

Secondo quanto illustra l’allegato al Def (il Documento di economia e finanza che indica le linee di politica economica per il prossimo triennio, le “Emissioni di CO2 e altri gas clima alteranti”, in Italia le emissioni di CO2 sono passate dalle 7,0 tonnellate procapite/anno del 2010 alle 7,4 del 2016, e – anche nello scenario che ingloba le politiche introdotte nel Def – continueranno ad aumentare fino a quota 7,5 tonnellate procapite di CO2eq nel 2020.

Nel 2016 - in Italia - l’ENEA, l’Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha evidenziato nella sua ultima analisi trimestrale del sistema energetico nazionale che il nostro Paese “ha raggiunto con quattro anni di anticipo gli obiettivi europei di fonti rinnovabili sui consumi finali di energia (con il 17,6% contro il 17% al 2020), l’elettricità prodotta è stata più green grazie al maggiore utilizzo di gas (+13%) e al forte calo del carbone (-21%) e i consumi di energia sono rimasti stabili”. Tuttavia rimangono “diversi elementi di preoccupazione come il rallentamento della crescita delle rinnovabili, il peggioramento delle prospettive di decarbonizzazione post-2020 e il persistente elevato livello dei prezzi dell’energia”. In Italia, però, sottolinea sempre l’ENEA, la forte diminuzione dei consumi di energia e delle emissioni di CO2 degli ultimi anni è stata legata non tanto a cambiamenti strutturali ma alla diminuzione dell’attività economica. Il Governo ha scelto di anticipare in via sperimentale già dal Def 2017 l’inserimento di un primo gruppo di indicatori nel processo di bilancio che misurino la qualità della vita dei cittadini: tra questi anche le emissioni di CO2 e di altri gas clima alteranti. Importante, in questo ambito, anche il ruolo delle imprese: il settore privato può definire strategie per ridurre le proprie emissioni di gas serra, attraverso l’impiego di energie rinnovabili al posto dei combustibili fossili.

Target Goal 13