Goal #12: Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

 

La sfida: Migliorare il ciclo produttivo e la qualità della vita

L’obiettivo 12 è strettamente correlato a molti altri temi dell’Agenda 2030 ed è raggiungibile solo con l’attuazione dell’intero gruppo di obiettivi coinvolti. L’OCSE posiziona l’obiettivo sia nel gruppo del capitale naturale (insieme a clima, oceani e biodiversità) che in quello del capitale economico (con energia, occupazione e infrastrutture). L’attuazione degli impegni per i modelli di produzione e consumo non può essere affrontata senza una forte connessione con l’obiettivo 4 (educazione), essendo prevista al suo interno un’attività specifica verso cittadini/consumatori, giovani e imprese. Il consumo e la produzione sostenibile puntano a “fare di più e meglio con meno”, aumentando i benefici in termini di benessere tratti dalle attività economiche, attraverso la riduzione dell'impiego di risorse, del degrado e dell’inquinamento nell'intero ciclo produttivo, migliorando così la qualità della vita.

Ciò coinvolge stakeholder differenti, tra cui imprese, consumatori, decisori politici, ricercatori, scienziati, rivenditori, mezzi di comunicazione e agenzie di cooperazione allo sviluppo. E’ necessario per questo un approccio sistematico e cooperativo tra soggetti attivi nelle filiere, dal produttore fino al consumatore. Ciò richiede di coinvolgere i consumatori in iniziative di sensibilizzazione al consumo e a stili di vita sostenibili, offrendo loro adeguate informazioni su standard ed etichette e coinvolgendoli nell’approvvigionamento pubblico sostenibile.

 

Italia: Le attività da riciclo arrivano al 75% (contro il 45% della media UE), ma serve migliorare il riciclo dei rifiuti urbani

L’Italia, pur non avendo individuato un obiettivo nazionale generale nell’uso efficiente delle risorse, ha migliorato la propria performance nel corso degli anni: ha registrato, insieme al Giappone, il tasso più elevato di “disaccoppiamento” (decoupling) assoluto del Consumo Materiale Interno dalla crescita del PIL tra il 2000 e il 2008. Il tasso di riduzione del 30% registrato dall’Italia è stato relativamente elevato, anche se la crescita del PIL italiano è risultata inferiore alla media OCSE. Dal 2008 in avanti si può considerare che nel nostro Paese il consumo di materia sia continuato a decrescere, anche se una quota significativa è dovuta al decremento del PIL.

Il ragionamento è pressoché analogo per la produzione dei rifiuti urbani: in Italia, negli ultimi anni, vi è stato un andamento altalenante e un forte calo in coincidenza con la diminuzione dei consumi delle famiglie, ma non si registra un disallineamento tra livello del PIL e produzione di rifiuti. L’obiettivo di un tasso di riciclaggio dei rifiuti urbani del 65% è ancora molto distante dall’essere raggiunto a livello nazionale, anche se vi sono alcune limitate aree di eccellenza nel Paese con tassi di riciclaggio superiori.

Anche per la produzione di rifiuti speciali il rapporto con l’andamento del PIL evidenzia una correlazione significativa. I rifiuti speciali prodotti (130,6 milioni di tonnellate) sono pari a oltre 4 volte quelli urbani (30 milioni di tonnellate). In Italia, il settore a cui è imputabile la maggiore produzione di rifiuti speciali è quello delle costruzioni e demolizioni (39,7%), mentre riguardo ai soli rifiuti speciali pericolosi è il settore manifatturiero a contribuire in modo più consistente (39%). Il recupero di materia da rifiuti speciali (ad esempio, riciclo di metalli) si conferma la forma di gestione più utilizzata (62,4%).

Complessivamente le attività di riciclo rappresentano oltre il 75% del totale e il dato appare importante considerando che la media UE è del 45,7%. L’Italia dunque può agire efficacemente nel recupero di materia e nella riduzione degli sprechi. Un ruolo decisivo può essere svolto dalla pubblica amministrazione, i cui approvvigionamenti rappresentano il 17% del PIL. Il potenziale contributo in questa direzione è quindi importante e la pratica di “acquisti verdi” assume un rilievo determinante per la riduzione degli impatti ambientali, per la razionalizzazione e la riduzione della spesa pubblica, la promozione dell’innovazione tecnologica ed ambientale, l’orientamento dei mercati verso prodotti a minor impatto ambientale.

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Fulvio D'andrea INC S.r.l.
Maggiori informazioni su Festival dello Sviluppo Sostenibile 2017

Dopo la sottoscrizione dell’Agenda 2030 e degli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs, nell’acronimo inglese) da parte dell’Assemblea Generale dell’Onu (settembre 2015), organizzazioni internazionali, governi nazionali ed enti territoriali, associazioni imprenditoriali e della società civile si stanno mobilitando in tutto il mondo per disegnare e realizzare politiche e strategie volte a conseguire i 17 obiettivi e i 169 target su cui tutti i Paesi del mondo si sono impegnati.

L’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), che riunisce oltre 160 organizzazioni e reti della società civile, ha promosso quest’anno il primo Festival dello Sviluppo Sostenibile, una grande manifestazione di sensibilizzazione e di elaborazione culturale-politica, diffusa su tutto il territorio nazionale. Il Festival rappresenta il principale contributo italiano alla Settimana europea dello sviluppo sostenibile (Esdw) e si svolgerà nell’arco di 17 giorni, dal 22 maggio al 7 giugno, durante i quali si terranno oltre 200 eventi (convegni, seminari, workshop, spettacoli, ecc.) per richiamare l’attenzione sia sui 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, sia su dimensioni trasversali che caratterizzano l’Agenda 2030, dall’educazione alla finanza per lo sviluppo sostenibile, dagli strumenti per il disegno e la valutazione delle politiche alle modifiche degli assetti istituzionali per favorire le politiche per lo sviluppo sostenibile. Oltre agli eventi convegnistici, il Festival proporrà anche incontri con personaggi di spicco ed esperti in modo più informale, comprendendo anche attività culturali e di spettacolo (cinema, teatro, mostre, eventi enogastronomici, flash mob). Il Festival nasce per coinvolgere e sensibilizzare fasce sempre più ampie della popolazione sui temi dello sviluppo sostenibile, andando anche oltre gli addetti ai lavori. Il Festival è rivolto dunque sia agli operatori economici e sociali e agli esperti delle materie oggetto degli eventi, sia a tutti i cittadini interessati a conoscere o approfondire i diversi temi dell’Agenda 2030.

Il Festival ha l’obiettivo di diffondere la cultura della sostenibilità, rendere lo sviluppo sostenibile un tema di attualità e richiamare l’attenzione nazionale e locale sulle problematiche e le opportunità connesse al raggiungimento degli SDGs, contribuendo in questo modo a portare l’Italia su un sentiero di sostenibilità